Salute, Sicurezza

Il 23 luglio scorso è stato pubblicato il Rapporto redatto dal Gruppo di lavoro istituito tra l’Istituto Superiore di Sanità e l’INAIL focalizzato sull’”utilizzo professionale dell’ozono anche in riferimento a COVID-19”.

Lo studio segue, non soltanto cronologicamente, il precedente Rapporto redatto dal Gruppo di lavoro sui biocidi dell’ISS pubblicato il 15 maggio scorso (durante la “prima ondata COVID-19”) che dettava le “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento”.

In particolar l’ISS avvertiva che era in corso la valutazione come “biocida” dell’ozono, generato in situ a partire da ossigeno e che in ogni caso “nella linea guida per la disinfezione e sterilizzazione delle strutture sanitarie, il CDC inserisce l’ozono tra i metodi per la sterilizzazione dei dispositivi medici”. Lo studio affermava che in attesa di una regolamentazione a livello europeo, “l’ozono può essere considerato un “sanitizzante”, specificando che il relativo utilizzo “è attualmente consentito a livello internazionale in campo alimentare, per i servizi igienico-sanitari di superficie e acque potabili”. Nel rimarcare la pericolosità di un utilizzo indiscriminato dell’ozono per fini di disinfezione e sanificazione l’ISS metteva in guarda dalla pericolosità dello stesso, ammonendo che “i generatori di ozono devono essere conformi alle direttive su bassa tensione (Direttiva 2014/35/CE), compatibilità elettromagnetica (Direttiva 2014/30/CE) e Direttiva 2011/65/CE (RoHS) sulla restrizione di sostanze pericolose. L’ozono è un gas instabile e decade spontaneamente a ossigeno”.

La fase di valutazione ha comportato la creazione di un Gruppo di lavoro tra l’ISS e l’INAIL che ha portato, dopo due mesi, alla pubblicazione del Rapporto focalizzato sull’utilizzo professionale dell’ozono, giungendo a dettagliare il perimetro di utilizzo dell’ozono. Nel Rapporto di fine luglio si conclude riconoscendo che “l’applicazione dell’ozono per la sanificazione può essere utile in diversi contesti ambientali.” Chiaramente, “in relazione alle sue proprietà pericolose e ai rischi associati, i generatori di ozono vanno utilizzati previa opportuna valutazione del rischio, adottando adeguate misure organizzative in modo da effettuare in totale sicurezza il processo di sanificazione.” Si sconsiglia l’uso domestico dell’ozono e soprattutto l’affidamento del trattamento a operatori non professionali. Ancora una volta il Gruppo di lavoro auspica l’intervento del legislatore europeo, affermando però che “un’azione disinfettante efficace contro il SARS-CoV-2 è pienamente plausibile” e al contempo la necessità di definire “protocolli per la “sanitizzazione” efficace e sicura degli ambienti/superfici, in modo da poter valutare parametri essenziali quali la concentrazione ed il tempo di contatto.

Per riassumere possiamo concludere che l’ozono è la soluzione più efficace attualmente disponibile per la sanificazione degli ambienti e la loro completa e disinfezione. Chiaramente, in considerazione della sua potenziale pericolosità l’utilizzo dell’ozono deve essere lasciato in mano a operatori professionali in grado di calibrare il trattamento alle singole situazioni ambientali (che sia un mezzo pubblico di trasporto o un ufficio). Un generatore di ozono, in altri termini, na può essere utilizzato come un condizionatore d’aria che si accende e si spegne a piacimento. Come un condizionatore può però essere adeguatamente programmato. Per la sua pericolosità potrebbe essere il paragone con una stufa, il cui cattivo utilizzo (leggi: esalazioni che si sprigionano in ambiente chiuso) causa vittime ogni anno.

Quanto all’auspicata regolamentazione europea, lo scetticismo è d’obbligo. Visti i benefici attuali in termini di prevenzione e i potenziali (anzi probabili) effetti terapeutici dell’ozono indicati dall’ISS, non è verosimile pensare che a livello comunitario – e tantomeno internazionale – si arrivi presto a una regolamentazione unitaria del trattamento dell’ozono e, ancor meno, a definire protocolli di utilizzo internazionalmente riconosciuti. Gli interessi economici che sottendono la sperimentazione del vaccino lasciano pensare che l’utilizzo dell’ozono rimarrà confinato a un ambito “carbonaro” come è stato fino ad oggi.  Le implicazioni che la corsa al vaccino ha scatenato non sono infatti confinate agli interessi delle multinazionali farmaceutiche, ma investono la sfera degli equilibri politici a livello locale e internazionale.  Questo l’ISS non lo dice, perché già lo leggiamo, sentiamo, vediamo e viviamo ogni giorno sulla nostra pelle.

A differenza del vaccino, però, che “curerà” il “solo” COVID-19, un adeguato trattamento ad ozono “a regime” costituirà un presidio insostituibile nella prevenzione anche di tutte le altre malattie e infezioni portate ( indotte o causate) da virus e batteri.

Back to list

Related Posts

Lascia un commento