Salute, Sicurezza

Siamo di nuovo in trincea! La tanto temuta seconda ondata si è presentata anticipando di qualche settimana le previsioni delle cassandre virologhe che l’avevano calendarizzata per settembre,

E così, certi che non si potrà rispondere con un nuovo lockdown, ci si interroga su quali saranno le modalità di accesso – e di frequentazione – ai corsi scolastici, ben sapendo che l’intero movimentoriguarda oltre 10 milioni di persone (tra alunni, corpo docente, genitori-accompagnatori, utenti dei mezzi pubblici, ecc.).

Forse perché contaminati dal gossip estivo, i rimedi suggeriti sino a oggi più che far sorridere suscitano dibattiti ai tavoli delle pizzerie all’aperto e nelle interminabili file alla tamponatura per i turisti che rientrano dall’estero (Sardegna inclusa).

le mense, le palestre e al tempo stesso di dotare gli edifici scolastici di un sistema permanente di disinfezione e sanificazione degli ambienti in grado di ridurre sensibilmente su base permanente la circolazione dei virus e dei batteri all’nterno delle strutture scolastiche.

Tutti sappiamo come le scuole rappresentino un ideale bacino di incubazione delle più comuni malattie invernali che affliggono le vie respiratorie: un sistema permanente di disinfezione e sanificazione dei locali consentirebbe di ridurre drasticamente lincidenza degli agenti patogeni responsabili di queste malattie, con conseguente risparmio sul costo sociale della sanità e, di riflesso, un aumento della produttività e quindi un beneficio complessivo per il sistema-Paese.

Se la disinfezione-sanificazione a ozono, attuabile in via permanente ed efficace al 100%, può apparire visionaria o a medio-lungo termine, si può ricorrere, per fronteggiare l’emergenza, ai più tradizionali sistemi di protezione “passiva”, come le barriere para-fiato in plexiglass ormai disponibili in ogni forma e dimensione. Sicuramente per consentire il dialogo in sicurezza tra docente e alunni.

La seconda ondata e, prima fra tutti, la stagione scolastica che va a incominciare, ci mettono di fronte alla possibilità di concepire questa “emergenza sanitaria” come una gigantesca opportunità di rivedere e aggiornare i nostri concetti di “sicurezza” e di “salute”.

Banchi a rotelle e misurazione “domiciliare” della febbre. Se il primo rimedio induce all’invidia per chi, come chi scrive, avrebbe sempre sognato un autoscontro in classe, il secondo fa affiorare i ricordi dei termometri appoggiati alla lampadina del lume accanto al letto per simulare una febbre da cavallo che ci avrebbe tenuto lontano da scuola per qualche giorno.

La realtà è diversa: le scuole sono state dotate di una manciata di migliaia di euro ciascuna e si è creduto di risolvere il problema. Questi fondi, al pari degli altri stanziati dal governo per fronteggiare l’emergenza da Codivd-19, confermano una volta di più è che il busillis, in Italia, non è tanto elargire denaro pubblico, quanto saperlo spendere.

Al di là della mancanza di un indirizzo preciso da parte del Ministero, appare evidente che non solo manchi un “piano” per far riaprire le scuole in sicurezza, ma che ci si rifiuti di considerare la nuova stagione scolastica come un’opportunità da cogliere, un’occasione di rilancio per l’intero sistema scolastico, almeno per quel che riguarda gli aspetti infrastrutturali.

Un sistema di sanificazione a ozono (rapido ed efficace) su base periodica degli edifici, ad esempio, costituisce una soluzione che consente di rendere sicure le classi,

Ripensare le infrastrutture scolastiche in un’ottica conservativa (e quindi senza dover eliminare tonnellate di banchi) con interventi eco-sostenibili e non invasivi e, soprattutto, di carattere permanente è un primo, fondamentale, passo da compiere con consapevolezza e responsabilità.

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